Stanowisko (it)

Lo scopo principale dell’organizzazione dei campionati europei di calcio EURO 2012 era contribuire allo sviluppo delle città polacche. A detta delle autorità, grazie ai campionati, avremmo dovuto assistere allo sviluppo della piccola imprenditoria, delle infrastrutture, del turismo e dello sport. Inoltre la Polonia avrebbe acquisito un ruolo di maggior rilievo nell’arena internazionale. I benefici legati all’assegnazione alla Polonia dell’organizzazione di EURO 2012 venivano paragonati a quelli del Piano Marshall nel secondo dopoguerra. Questo bombardamento mediatico era necessario per creare consenso a favore dei campionati e nascondere alla pubblica opinione il loro costo effettivo.

Oggi, ormai, sappiamo che sono i cittadini a pagare per i “campionati”. Infatti le città che hanno investito negli Europei di calcio hanno il bilancio ai limiti della bancarotta. I debiti legati ai costi organizzativi sono nell’ordine di miliardi di euro: solo per le spese direttamente connesse ai campionati ne sono stati stanziati oltre 20 miliardi. I 180 milioni di euro destinati alla ristrutturazione dello stadio di Poznań sarebbero bastati a garantire 6000 posti negli asili nido pubblici per 10 anni!

L’organizzazione di EURO 2012 comporta costi straordinari che non verranno in alcun modo compensati né dagli introiti legati al turismo né dagli  investimenti esteri. Gli economisti della Scuola Superiore di Commercio (SGH Varsavia), dell’Università Jagiellonica (Cracovia) e dell’Università di Łódź hanno calcolato che EURO 2012 porterà una crescita totale del PIL entro il 2020 inferiore a 7 miliardi di euro, che equivale solo a un terzo dei costi effettivi: dove recupereremo la restante quindicina di miliardi?

L’incombente crisi sociale non è dovuta solo alle spese pubbliche connesse a EURO 2012. La causa risiede infatti nella politica antisociale sistematicamente attuata a partire dalla caduta del regime di Jaruzelski nel 1990. Nondimeno l’organizzazione degli Europei mette a nudo l’ipocrisia delle autorità, rivelandone la scala di valori e le priorità.

Mentre per l’organizzazione di un torneo di calcio si spendono miliardi di euro, in tutto il paese vengono sistematicamente tagliate le spese per le necessità sociali di base. Scuole, asili e centri culturali vengono chiusi, aumentano i costi di iscrizione agli asili nido e i prezzi dei mezzi di trasporto pubblici e degli appartamenti. Vengono privatizzati ambulatori, ospedali e fabbriche. Mancano soldi per combattere la disoccupazione in continua crescita. Sono sensibilmente aumentati i prezzi di alimentari, gas, energia elettrica, benzina, acqua e medicinali. Inoltre il governo tenta a più riprese di aumentare l’età pensionabile, al tempo stesso tagliando i fondi destinati al reinserimento degli anziani.

I costi di mantenimento degli appartamenti contribuiscono alla sempre più evidente e sentita in tutto il paese crisi degli immobili. Per poter soddisfare i bisogni di base dei polacchi si dovrebbero costruire in tempi brevissimi circa 1,2 milioni di nuovi appartamenti. La loro mancanza fa sì che i prezzi di mercato di affitto ed acquisto degli immobili restino troppo alti. Contemporaneamente assistiamo sempre più frequentemente alla svendita di immobili da parte delle amministrazioni locali, svendita che supera ampiamente le nuove costruzioni e gli investimenti e provoca sfratti di massa. Vengono messe sulla strada donne single con figli a carico, disabili e pensionati che poi restano in attesa per anni prima che gli venga assegnato un appartamento in una casa popolare. La drammatica carenza di abitazioni economiche e gli sfratti di massa sono solo una parte delle conseguenze dell’enorme indebitamento delle città.

Chi guadagnerà di più da EURO 2012 sarà l’Uefa che in virtù di accordi firmati con il governo polacco è stata esentata dal pagare qualunque tipo di tassa: né IVA, né IRAP, nemmeno le imposte locali ed i dazi!

I campionati dunque generano introiti solo per le élite che paghiamo noi tutti di tasca nostra. E questo colpisce in modo particolare le donne.

Sono loro le persone maggiormente vulnerabili a licenziamenti, salari bassi e precariato. Sono spesso costrette alla disoccupazione per lunghi periodi in cambio di sussidi da fame. Inoltre le donne dipendono spesso dal funzionamento degli enti di assistenza sociale o addirittura vi lavorano e sono queste istituzioni le prime ad essere toccate dai tagli e dalle privatizzazioni. A causa dei tagli all’assistenza sociale e degli aumenti di costi abitativi, energia, alimentari e trasporti le donne sono costrette a lavorare di più sia in casa che fuori.

Il funzionamento dell’intera società dipende dall’accesso e dalla qualità dell’assistenza sociale. Per gli stati e le città amministrate alla stregua di aziende private si tratta però di un costo superfluo. Tuttavia se il quotidiano lavoro casalingo e quello di assistenza non venissero svolti, fabbriche, ospedali, uffici, negozi e istituzioni non potrebbero funzionare. Questo rapporto di dipendenza non viene mai preso in considerazione nella stesura del bilancio delle città. Di fronte all’attuale mancanza di finanziamenti l’assistenza sta nuovamente diventando un affare privato invece che un dovere dell’intera società. Quando le madri non rimangono a casa con i figli, vuol dire che scaricano la responsabilità dell’assistenza e dell’educazione sulle nonne. Baby sitter e badanti accettano di lavorare per compensi da fame, mentre i genitori single e le persone che si occupano di familiari disabili o malati rimangono senza aiuto, né assistenza. In questo modo si genera povertà ed ingiustizia sociale, non sviluppo.

La politica di un paese ed i bilanci delle sue città non possono essere subordinati unicamente all’organizzazione di eventi sportivi. Le nostre società vanno organizzate in modo tale da soddisfare in primo luogo i bisogni legati all’assistenza sociale e all’istruzione. Solo in questo modo possiamo contribuire al miglioramento delle condizioni di vita di noi tutti. Per questo motivo chiediamo che questi due aspetti diventino la priorità della politica e dei politici e non rimangano quello che sono oggi, cioè un pesante obbligo che si abbatte in particolare sulle spalle delle donne.

I nostri basilari bisogni quotidiani possono essere realizzati solo cambiando le priorità della politica, dei politici che ci governano. Abbiamo bisogno di case popolari a prezzi contenuti, di istruzione pubblica per tutti, di asili nido e scuole per l’infanzia gratuite, di assistenza per gli anziani, di centri sociali e di cultura pienamente funzionanti, di una sanità pubblica di qualità e aperta a tutti, di trasporti pubblici a basso prezzo. Lo stato neoliberale e la città-azienda violano i diritti dei cittadini, negano la vita, smantellano le basi di un’economia locale e duratura al solo fine di far confluire tutti guadagni sui mercati finanziari. Sono pochi gruppi di privilegiati al potere e le banche che guadagnano dall’indebitamento delle città, mentre a perdere sono i cittadini.

Vogliamo riprendere quello che ci è stato sottratto, vogliamo poter influire sulle nostre vite. Lo slogan ufficiale di EURO 2012 è “Creiamo il futuro insieme”. Creiamolo dunque insieme, ma senza le élite politiche ed economiche che ci sfruttano. Non abbiamo bisogno di loro. Organizziamoci autonomamente secondo i nostri bisogni e necessità!

Reklamy

Skomentuj

Wprowadź swoje dane lub kliknij jedną z tych ikon, aby się zalogować:

Logo WordPress.com

Komentujesz korzystając z konta WordPress.com. Wyloguj / Zmień )

Zdjęcie z Twittera

Komentujesz korzystając z konta Twitter. Wyloguj / Zmień )

Zdjęcie na Facebooku

Komentujesz korzystając z konta Facebook. Wyloguj / Zmień )

Zdjęcie na Google+

Komentujesz korzystając z konta Google+. Wyloguj / Zmień )

Connecting to %s